L’esempio del Duomo

Giovedi’ prossimo, 21 Novembre con Marco visiteremo il Museo del Duomo.Vi consigliamo questo articolo molto interessante di Gianni Ravelli, tratto da Corriere della Sera, “Milano Lombardia” del 13 novembre 2013
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“Dal 1386 sono tra­scorsi 627 anni. Allora iniziarono i lavori per l’edi­ficazione del Duomo. E l’anno successivo, 1387, Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, fondò la Veneranda Fabbrica del Duomo. Eppure, benché siano passati tutti questi secoli, la Fabbrica mostra una vitalità che molti altri enti o istituzioni non co­noscono. Non era un’impresa facile ricostruire il Museo del Duomo, chiu­so da otto anni, ed espor­re la grande quantità di opere conservate. Proget­tare e costruire un museo come questo significa confrontarsi con la storia di Milano, dal momento che nessun luogo, nessun monumento, nessun edi­ficio religioso o civile ha mai rappresentato così compiutamente la città. Per tutti: credenti e non credenti.

Nelle rappresentazioni di Milano, dalle più colte fino alle più banali e con­sumistiche, è il Duomo a costituire l’immagine­ simbolo. Come qualcosa di immediatamente rico­noscibile. Persino nelle riprese televisive di con­certi rock o pop nella piazza della cattedrale, il palco su cui i cantanti si esibiscono è collocato in modo da rendere visibile il Duomo. Fatto unico al mondo quello di una città che è riconosciuta ovun­que grazie alla sua catte­drale. Cosa che non avvie­ne neppure a Roma, che pure è il centro del catto­licesimo: dal momento che là i monumenti sim­bolo sono due, la Basilica di San Pietro e il Colos­seo.

Questo museo riaperto alcuni giorni fa, forte dei suoi 2.000 metri quadrati di esposizione divisi in 27 sale, racchiude una storia risalente a molto tempo prima della fondazione della cattedrale, se è vero che vi sono conservati pezzi addirittura del V se­colo dopo Cristo, come la copertina dell’Evangelia­rio di Gotofredo, o la cro­ce di Ariberto, una prezio­sissima testimonianza di Ariberto di Intimiano, ve­scovo di Milano nell’XI se­colo.

Eppure, tutto ciò è stato possibile in soli tre anni di lavoro. Una lezio­ne di efficienza, decisionismo e organizzazione impartita alle nostre strutture pubbliche, che naufragano in inefficien­za, incapacità di decidere e disorganizzazione. Ba­sterebbe citare un solo esempio fra i tanti, quello della Grande Brera, che tutti sembrano volere, ma di cui si discute da decen­ni senza arrivare mai a un risultato. Al contrario, il Duomo e la sua Fabbrica riescono ad anticipare scelte che la città non ha fatto e non sappiamo se riuscirà a fare. L’apertura di questo museo è il pri­mo, vero atto per Expo 2015. E un aiuto per la cul­tura milanese.

Niente pa­role, in questo caso, né vuote promesse: ma fatti. Mentre i governi che sì sono succeduti in questi anni e le varie istituzioni pubbliche discettivano sull’Esposizione Univer­sale, senza fare nulla o quasi, nella Fabbrica del Duomo si lavorava. Lenta­mente, concretamente, e con un obiettivo ben preciso, come è nello stile di un ente che opera da se­coli. Tuttavia, abbiamo il dovere di essere ottimisti: se il Duomo, che della città è il simbolo, è arrivato a questo straordinario ri­sultato, forse anche Mila­no ce la farà.”

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