In vista di Expo 2015, il Duomo di Milano diventerà il monumento meglio sorvegliato d’Italia.

 

Obiettivo, mettere in sicurezza il nostro simbolo, nonché il monumento più visitato: un obiettivo non più rimandabile.

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Con l’arrivo dell’anno nuovo, 12 nuove telecamere sono state installate da punti fissi, a presidio dell’intero perimetro esterno della cattedrale; altre 7 sono collocate sul tetto e tra le guglie eun’ultima, mobile, garantisce la copertura totale dei terrazzamenti in qualunque condizione atmosferica, tramite tecnologici occhi antinebbia e illuminatori infrarossi che permettono anche l’ispezione notturna.
Gli addetti ai lavori hanno proceduto alacremente: tre mesi, per il costo di 180.000 euro, sotto la regia della Veneranda Fabbrica. Le immagini registrate saranno gestite dalle forze dell’ordine e visionate 24 ore su 24 dal Comando centrale. 
 
Appoggiandosi a sofisticati software, le telecamere non necessitano di nuovo personale: l’allarme scatterà ad ogni irregolarità e movimento sospetto, “in una virtuosa integrazione tra tecnologie, procedura e competenze delle risorse umane” assicura Tullio Mastrangelo, comandante della Polizia locale. Tutto ciò, sia per evitare che qualcuno eviti le gesta del jumper Maurizio di Palma, sia, soprattutto per scongiurare atti vandalici e di terrorismo.
 
Peraltro il suddetto sistema è stato predisposto per essere ampliato nel tempo: tra le altre cose, anche in considerazione dei lavori all’ascensore su cui si è discusso negli ultimi mesi. 
Nel frattempo però, la diatriba tra Fai e Veneranda Fabbrica sull’ascensore in Duomo sta tenendo ancora banco.
 
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“Fuori i mercanti dal tempio!” ha tuonato l’attuale presidente del FAI, scomodando i Vangeli. “Siamo appena usciti dalla contesa sul Cristo morto del Mantegna (”installazione” ideata da Ermanno Olmi) per ripiombare in una nuova controversia”.
L’ascensore consentirebbe di raggiungere le guglie e aumentare gli introiti della Fabbrica. Carandini ha definito il progetto fin dall’inizio come “un’insensata iniziativa che porterà a un danno morale e culturale.”
La torre ascensionale dovrebbe durare solo il tempo dell’Expo: eppure ciò non è servito a placare l’ira del presidente: effettivamente, credere a un’affermazione del genere, proprio nel Paese in cui ciò che è estemporaneo diventa sempre criticamente immutabile, è una pretesa assurda.  Inoltre, Carandini precisa, il tecnologico ascensore costringerà a scavare fino ad una profondità di 20 metri, in un suolo a rischio archeologico e infrastrutturale. E che dire del pericolo di incompatibilità estetica e disarmonia con la struttura del Duomo?  
 
Eppure il progetto, (non per uno bensì addirittura per due nuovi ascensori) è comunque approdato a palazzo Marino: i vertici della Veneranda Fabbrica hanno spiegato le finalità dell’iniziativa, chiedendo tempi rapidi e certi per una decisione: i dettagli sulle modalità, i tempi e le spese sono già stati illustrati in un mio precedente articolo “Cantiere Duomo – Expo 2015, costi e scontri. L’ascensore della discordia.”
 
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La Fabbrica, infatti, insiste in virtù dei venti milioni di ospiti che arriveranno, per valorizzare il panorama dalle guglie e per consentire a tutti di accedervi: è giusto rispettare la storia del Duomo, ma non si deve temere di valorizzarlo con nuove soluzioni.

Milano in Italia da sempre riveste un ruolo guida; non per nulla la prescelta di Expo 2015 è da tradizione “La Città che Sale”: Umberto Boccioni, il più celebre pittore futurista, ce lo ricordò con la sua grande tela agli inizi del ‘900. Quando una metropoli si evolve, non ci si può sempre opporre, con ostruzionismi e prese di posizione fini a se stesse. Se Giangaleazzo Visconti non avesse avuto il coraggio di abbattere le due antiche cattedrali ambrosiane, oggi noi non avremmo il nostro Duomo. L’attuale dilemma è certamente di minor entità: perché bocciare a priori una struttura provvisoria che permetterebbe una fruizione più agevole dei piani alti e che forse potrebbe risolvere i problemi economici legati al restauro, che da troppo tempo affliggono la Veneranda Fabbrica?
 
Si consideri inoltre che gli scarsi resti romani che cingono l’area di piazza Duomo non costituiscono emergenze di rilevanza artistica tali da blocare i lavori: non per nulla, quando si trattò di costruire la metropolitana il problema non scandalizzò nessuno.
 
Alcuni punti, è vero, sono ancora da chiarire. Il “traliccio” di tubi previsto dal progetto servirà a realizzare il nuovo ascensore di cristallo, lungo la facciata nord del Duomo. La torre arriverà a 70 metri d’altezza e sarà ancorata a un dado di cemento armato, fissato al suolo da 32 pali conficcati nel terreno fino a 30 metri di profondità. Nessun punto di contatto è previsto fra l’ascensore e la cattedrale, se non all’approdo con un ponte che permetterà la discesa dei turisti. Il trasporto avverrà su due cabine trasparenti, ciascuna da 21 posti, che correranno alternativamente lungo la torre. Nessuna pubblicità sarà affissa sulla struttura e il costo dei biglietti resterà invariato, con un 20% versato a sponsor privati, responsabili del pagamento integralmente dei costi legati all’opera. 
 
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