2014: ANNO INTERNAZIONALE DELL’AGRICOLTURA FAMILIARE

agricolturapomodoriQuest’anno le Nazioni Unite hanno deciso di porre l’attenzione sull’agricoltura su piccola scala, come dimostra il fatto che il 2014 è stato proclamato dall’Assemblea Generale dell’ONU l’anno internazionale dell’Agricoltura Familiare

Secondo il direttore generale dellaFAO, che si occupa di agricoltura e alimentazione, José Graziano Da Silva, mettere al centro delle riflessioni l‘agricoltura familiarepermette di far fronte a due grandi emergenze del pianeta: migliorare la sicurezza alimentare e preservare le risorse naturali.

Da una parte, certo, la scelta di dedicare questo anno alla piccola agricoltura è un modo di riflettere e soprattutto di rispondere alle esigenze delle ancora presenti comunità rurali nel mondo – basti pensare che nei Paesi in via di sviluppo l’80% dell’agricoltura è a conduzione familiare. Un modo per porre mettere in risalto le potenzialità delle piccole aziende che si occupano di agricoltura su piccola scala, circa 500 milioni, che sfamano gran parte del globo.

Dall’altra parte, non pare un caso che l’anno dell’agricoltura familiare cada proprio quando anche in questo Occidentesviluppato e ipertecnologico sempre più persone, per necessità o inclinazione o magari moda, si avvicinano alla terra e alle colture proprie.

La ricorrenza, dunque, casca a fagiolo anche per noi, figli dell’asfalto e dei supermercati, che stiamo ritrovando nella lavorazione della terra un legame da tempo sciolto, una pace dimenticata e la soddisfazione di raccogliere i nostri frutti dalla nostra terra.

E spesso ci basta poco: una piccola pezza di terra, a volte persino un balcone o un davanzale, su cui far crescere l’essenziale: erbe aromatiche, pomodori, faglioli, piselli. Il poco che ci serve per provare la gioia di far nascere, veder crescere una pianta e raccogliere i suoi frutti, per risparmiare qualche centesimo o più sulla spesa e per riscoprire il valore della coltivazione fai da te.

Oggi, che ci sentiamo scivolare la terra da sotto i piedi, stiamo imparando a farci più domande, e a darci qualche risposta. Iniziamo a sentirci responsabili e non solo padroni delle terre, a chiederci quanto “tutto questo” sia sostenibile, e a cercare strade diverse e non solo scorciatoie comode.

Iniziamo a credere che vi sia dell’assurdo nel comprare un peperone che proviene dalla Spagna, porri targati Germania o kiwi della Nuova Zelanda.

L’Anno dell’Agricoltura familiare è un indizio o forse una conseguenza di un cambiamento già in corso, che ci vede impegnati in un’apparente involuzione (o decrescita) a favore di un futuro a lungo termine, che abbiamo diritto e dovere di preservare.

 

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