Izis: la fotografia che diventa poesia

Inaugurata il 12 febbraio e presente fino al 6 aprile, la mostra Izis il poeta della fotografia, presso lo Spazio Oberdan a porta Venezia, a Milano.

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Izraëlis Biedermans, nato a Marijampole cittadina della russia zarista (ora della lituania) nel 1911, è stato uno dei grandi fotografi del secondo dopo guerra divenuto noto sotto lo pseudonimo di Izis.

Seppur non abbia avuto quella fama di certi nomi quali Robert Doisenau e Henri-Cartier Bresson, è citato in molti libri di fotografia e vari artisti dell’epoca lo apprezzarono molto e gli furono buoni amici; fra tutti Jacques Prevert, poeta con cui condivise molto del suo periodo parigino, eMarc Chagall che gli diede l’esclusiva di poter entrare all’Opéra mentre stava completando il suo lavoro.

Si è parlato di Parigi non a caso; Biedermans a 19 anni si trasferì e si innamorò della città parigina avendo un intenso rapporto con le sue strade, i suoi angoli più nascosti e la sua gente. Ed è tutto ben documentato attraverso le foto esposte in mostra che riguardano il periodo dal 1945 al 1980. Negli scatti parigini in mostra, vi è l’essenza della sua arte; i giochi di luci, le visuali prospettiche e quel senso di poesia e sogno che ci fa immergere in un’atmosfera fuori dal tempo.

E’ una città fatta di persone che vivono la loro quotidianità ai margini dei luoghi che rendono celebre Parigi nel mondo. E’ la città dei clochard, dei caroselli e dello scorrere lento e constante della Senna contrapposto all’immobilità di chi si concede un riposo per strada a rievocare immagini di una sanguinosa guerra terminata da poco.

Inoltre vi è anche una parte dedicata agli scatti del periodo 1952-1953 nel quale Biedermans assieme a Jacques Prévert si recò a Londra. Negli scatti londinesi c’è ancora più forte quel senso di onirico e poetico che riesce a trasmettere Izis. E’ una Londra soprattutto notturna fatta di coppie che si baciano nell’oscurità e negli angoli più nascosti quasi a non voler mostrare l’amore a un mondo nel quale l’amore è stato sopraffatto dalle brutali violenze di una guerra da poco terminata e ancora visibile nelle macerie dei bombardamenti.

La fotografia che diventa poesia e che coglie l’essenza dell’animo umano. Se volete scoprire uno dei grandi fotografi umanisti del secolo scorso è una mostra che ne vale davvero la pena.

 

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