IL FORO ROMANO DELL’ANTICA MEDIOLANUM

 

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Dopo i sanguinosi scontri tra Roma e i fieri Galli Insubri (disfatta di capo Talamone del 225 a. C – Clastidium 222 a. C – Seconda Guerra Punica a sostegno di Annibale, 218 – 202 a. C – Battaglia del lago Trasimeno, 200 a. C) nella seconda metà del I secolo a. C il conglomerato di tribù cui faceva capo l’antica Medelhan fu inglobato nella Regio XI: spezzettata dall’imperatore Augusto con altre aree della Penisola, secondo il principio “divide et impera”. Debellata l’animosità e perduto il ricordo del proprio passato, con il processo di romanizzazione forzata Mediolanum acquisì piena cittadinanza, portando la nuova classe dirigente a commissionare i primi edifici pubblici monumentali in marmo mattoni (nella foto: foro di Aquileia).

 

La frenetica attività costruttiva comprese la costruzione delle mura (ancora presenti e perennemente rette da impalcature) e dei principali assi stradali urbani, con le prime opere di bonifica, canalizzazione delle acque e la suddivisione dello spazio urbano per maglie ortogonali. La Milano del I secolo d. C era ancora un piccolo centro di provincia dotato di modesto peso politico, pur già distinguendosi come fiorente punto di riferimento per il contado circostante: proprio come in età gallica, la cittadina rimase il centro amministrativo del territorio cisalpino, costellato d’insediamenti minori, a ricalcare la precedente distribuzione degli insediamenti celtici.

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Il sito archeologico oggi visitabile all’interno della Biblioteca Ambrosiana svela una piccola parte del foro diMediolanum, così composto: la Platea forensis, sede dei principali edifici pubblici; la Curia, luogo d’incontro del Senato locale; la Basilica, in cui era amministrata la giustizia; il Capitolium, tempio dedicato alla triade capitolina Giove – Giunone – Minerva e le tabernae(negozi, botteghe artigiane, luoghi di ristorazione).

Era il cuore della vita politica, economica e religiosa della nuova città romana, oltre che un luogo di significato simbolico.Il foro milanese occupava l’intera area urbana che ha come perno l’attuale piazza San Sepolcro. Tra il 1898 e il 1939, mentre la zona andava soggetta a profondi mutamenti, cominciarono a emergere dati archeologici fondamentali per la ricostruzione del contesto urbano d’epoca romana. In particolare, la base di una colonna e un tratto del muro di fondazione di un porticato rivelarono l’esistenza di un colonnato sul lato est della piazza (via delle Asole); il rinvenimento dei resti della zecca e di un probabile macellum (mercato) confermarono il ruolo pubblica dell’area.

Più moderne indagini, guidate dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici, furono intraprese tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 del Novecento: Tra il ‘90 e il ‘92, in occasione dei lavori di restauro della Biblioteca Ambrosiana, la dr.ssa Ceresa Mori condusse nuovi scavi, ritrovando, nelle cantine sotto le sale Custodi e Fagnani, un tratto di lastricato della piazza del Foro: una pavimentazione formata da lastre di pietra di Verona: pietra che iniziò a essere diffusamente impiegata in Italia settentrionale, come materiale da costruzione, giusto a partire dal I secolo d. C.: prima d’allora il lastricato aveva poggiato su un più semplice strato di preparazione costituito da terreno limoso e sabbia, con uso abbondante di legno nell’attività edilizia. L’esecuzione del lastricato, perciò, costituisce una datazione ante quem, come confermano gli stessi frammenti di ceramica ritrovata.

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In rapporto ad altre piazze dell’Italia settentrionale del I secolo d. C, come Brescia e Verona, le dimensioni complessive del foro dovevano essere di mt. 55 x 166. Il ritrovamento di frammenti architettonici riferibili al I sec a. C (quattro capitelli corinzi e uno ionico), ritenuti parte di un tempio, documentano con certezza la presenza a Mediolanum, sin da quella data, di edifici di carattere monumentale. Sembra inoltre riconducibile all’area del foro un grosso blocco frammentario, decorato con una protome di Medusa, per la sua analogia con i volti scolpiti di Giove e Ammone e del mostro stesso, già presenti nel Fori imperiali della Capitale: simboli di potere consueti nel II – III secolo d. C.

 

In epoca tardoantica, perduto il ruolo di capitale dell’Impero Occidentale, si documenta il forte ridimensionamento del perimetro del Foro, con la spogliazione dei materiali tratti da edifici pubblici ormai abbandonati; ulteriore ridimensionamento, perseguito nei secoli successivi, che rappresentò la naturale conseguenza della trasformazione urbanistica della città ormai altomedievale: la realizzazione di nuovi poli politico – religiosi della città attorno al gruppo di edifici ecclesiastici, legati alla sede episcopale ambrosiana, determinò la progressiva decadenza della piazza.

Le privatizzazioni del suolo pubblico e il passaggio ai vescovi di vaste proprietà demaniali avviarono l’occupazione graduale dell’area dell’ex Foro da parte di edifici religiosi: La Chiesa dedicata al Santo Sepolcro, fondata nel 1099 in occasione della Prima Crociata, (con grande cripta inaccessibile da anni), riutilizza le stesse lastre romane in pietra di Verona, prima citate, della vecchia piazza. Dal XVI secolo la costruzione della Biblioteca Ambrosiana stabilì l’assetto definitivo dell’area.

Negli ultimi anni i resti del Foro sono stati interessati da un intervento di allestimento, realizzato con il contributo della Regione Lombardia, che l’ha reso accessibile ai visitatori. Il sito costituisce un tassello importante del percorso di visita di Milano Romana, valorizzato nell’ambito del progetto “Milano Archeologica”

 

Il Foro è visitabile ogni primo sabato del mese, dalle ore 10.30 alle ore 16. 30

Possibilità di visite su prenotazione in altre date al contatto 02806921

fororomano@ambrosiana.it

 

 

 

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