STAZIONE DI PORTA GARIBALDI: IL PROGETTO “ESCO AD ISOLA”

 

 

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Che idea avete di un tunnel? Provate a chiudere gli occhi e a pensarci! Vi verrà in mente una galleria grigia, con le luci a neon. Se ci pensate ancora, magari sentirete anche il freddo di quella galleria, e alzando gli occhi al soffitto vedrete le pareti in pietra che formano un arco sulla vostra testa.

Che sia in auto o a piedi, in bicicletta o in skateboard, un ambiente cosi, lo percorrerete velocemente.

Un ambiente cosi lo menzionerete solo nelle indicazioni stradali che darete a qualche passante!

Ma se siete a Milano, nei pressi della stazione di Porta Garibaldi provate a “visitare” il sottopassaggio ferroviario che da corso Como porta al quartiere Isola.

Si possono leggere delle storie anche sui muri! E’ cosi che nasce nel maggio del 2011 il progetto “Esco ad Isola”: dei giovani ragazzi che percorrono quel tunnel per raggiungere la sede dell’associazione Nuova Acropoli decidono di mettere sù un progetto per riqualificare quel luogo.

E allora in tre anni il tunnel prende vita con metri e metri di pareti colorate, con storie di viaggi, di donne e di uomini, con giardini pieni di fiori, tv spente dipinte su un muro.

Basta rallentare un po’ il passo, non bisogna neanche soffermarsi troppo per “leggere”, perché i colori sono netti e le storie hanno l’effetto di uno scatto fotografico: immediato.

Ed ecco che passando resta proiettata davanti agli occhi l’ immagine di quella donna ritratta su una banchina ferroviaria: saluta il suo uomo affacciato al finestrino del treno come in un film anni ’40.

Poco più avanti un ragazzo un po’ smilzo ritratto di spalle, guarda l’orizzonte dall’ultimo lembo di terra, da quella che su una specie di lapide dipinta viene definita “the endof the earth”.

Più avanti ancora c’è una casa in cima ad una collina sospesa nell’aria e una piccola scala per raggiungerla, dei pesci che galleggiano su un prato: elementi della natura fuori posto  sparsi in un quadro armonico.

C’è chi ha lasciato anche una traccia, una frase sulle idee che “sono come le farfalle…“ bisogna lasciarle volare: una frase che si legge proprio come si guarda una farfalla, solo per un attimo , solo il tempo di attraversare quel lembo di parete. Eppure resta il ricordo di averla vista, perché quello altro non è se non un luogo di passaggio.

Vicino a quella stessa realtà , lì a pochi passi da questo mondo magico sospeso sulle pareti, fiumi di pendolari scorrono veloci. Lo sguardo è in avanti né a destra né a sinistra: le donne osservano le donne com’è nella natura femminile, dritto negli occhi e poi: cappotto, scarpe … sempre pronte a cogliere quel particolare che …“non ho pensato di metterlo anche io stamattina…”

Gli uomini camminano a passo spedito come se fossero un cordone di quel treno da cui sono scesi, e invece eccoli solo i bambini si soffermano ad osservare curiosi. Additano, urlano e incollano i loro sguardi alla parete, scelgono la loro storia preferita e riescono a leggerla, la osservano col naso all’ insù mentre la mamma cerca il pannello degli orari dei treni.

E’ un doppio mondo questo sottopassaggio, un acquario di terra e di mare: vive li ancora il mondo della ferrovia, il mondo di terra, percorso da orologi che scandiscono il tempo, da “è tardi devo prendere il treno” da” un altro lunedi in uffico” o “che bello è arrivato il venerdì”. E poi a un palmo di naso di distanza il mondo di mare, fatto di colori e di favole. Non tutti entrano nel mondo di mare, alcuni lo guardano dall’esterno proprio come fosse un acquario ma il modo migliore per attraversarlo sarebbe mescolarsi a quei pesci galleggianti per leggerne le storia.

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