Independence Day, 4 luglio: oggi la festa nazionale patrimonio comune dello spirito americano

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Ricorre oggi, 4 luglio, The Independence Day, la Festa dell’Indipendenza; una festa nazionale, federale e molto patriottica con la quale gli Stati Uniti d’America commemorano l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna. La storia dell’Independence Day, patrimonio comune dello spirito americano, citata in moltissimi film di Hollywood, è interessante, perchè è più complessa di come appare nelle celebrazioni. In realtà, la separazione effettiva delle Tredici Colonie dalla Madrepatria avvenne il 2 luglio, quando il Secondo Congresso Continentale a Philadelphia votò a larga maggioranza una risoluzione proposta il mese prima da Richard Lee, rappresentante della Virginia.
Solamente dopo il voto, il Congresso risolse di emanare una Dichiarazione pubblica per spiegare le motivazioni della propria azione. La bozza di Dichiarazione, preparata da Thomas Jefferson, fu approvata dai delegati il 4 luglio, quindi 2 giorni dopo l’effettiva Indipendenza. Fin da subito, fu proprio questa seconda data ad essere assunta come giorno dell’Indipendenza in tutto il Paese; non quindi il giorno in cui l’Indipendenza era stata realizzata, ma quello in cui fu dichiarata e presentata alla cittadinanza e al mondo… perfettamente in linea con profezia di John Adams (il futuro secondo Presidente Americano e delegato del Massachussets al Congresso), contenuta nella lettera scritta alla moglie Abigail il 3 giugno, anche se spostata di due giorni: “Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America. Sono portato a credere che sarà celebrato dalle generazioni future come una grande festa commemorativa. Dovrebbe essere celebrato come il giorno della liberazione, attraverso solenni atti di devozione a Dio Onnipotente. Dovrebbe essere festeggiato con pompe e parate, con spettacoli, giochi, sport, spari, campane, falò ed illuminazioni, da un’estremità di questo continente all’altra, oggi e per sempre”.
Un fatto curioso e altamente simbolico è che sia Adams che il suo amico e rivale Thomas Jefferson, che sarebbe diventato il Terzo Presidente, entrambi protagonisti assoluti della Rivoluzione e dell’Indipendenza, morirono lo stesso giorno, proprio il 4 luglio 1826: ovvero, nel cinquantesimo anniversario della Dichiarazione. Facciamo un passo indietro nel tempo per ricostruire la storia di questa data memorabile. Nella seconda metà del 700 iniziò a crescere l’ insoddisfazione nei confronti delle tasse imposte dall’inghilterra alle sue 13 colonie e tale malcontento viene esasperato dall’emanazione, da parte della Corona, dello Stamp Act, il pagamento di un bollo per giornali, atti legali, documenti commerciali ecc. Proprio in questa occasione, nacque la formula “no taxation without representation” ( nessuna tassa senza rappresentanza), con la quale i coloni si rifiutaronoo di pagare la tassa senza una loro rappresentanza nel Parlamento inglese. Era il 1765 e la strada per l’Indipendenza era ancora lunga. Lo Stamp Act venne abolito ma sostituito con le tasse sulle merci che i coloni importavano dall’Inghilterra.
Nel 1770 sopravviveva solo quella sul thè ed è proprio quest’ultimo che fu al centro di una delle azioni più famose: il Boston Tea Party. I commercianti americani assalirono le navi che portavano il thè negli Stati Uniti, gettando il carico in mare, nel 1773… da qui la famosa rivoluzione del thè e la conseguente escalation bellica. La guerra vera e propria scoppiò nel 1775, quando ci fu il primo scontro tra le milizie volontarie delle 13 colonie (New Hampshire, Massachussetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey, New York, Pennsylvania, Maryland, Delaware, Carolina del Nord e del Sud, Virginia e Georgia) e le truppe inglesi. “no taxation without representation” I commercianti americani assalirono le navi che portavano il thè negli Stati Uniti, gettando il carico in mare, nel 1773… da qui la famosa rivoluzione del thè e la conseguente escalation bellica. La guerra vera e propria scoppiò nel 1775, quando ci fu il primo scontro tra le milizie volontarie delle 13 colonie (New Hampshire, Massachussetts, Rhode Island, Connecticut, New Jersey, New York, Pennsylvania, Maryland, Delaware, Carolina del Nord e del Sud, Virginia e Georgia) e le truppe inglesi.
Fu proprio quando la frattura fra le 13 colonie inglesi presenti nel Nuovo Mondo e il regno britannico si delineò come insanabile, sorta soprattutto a causa delle gabelle imposte dai sovrani europei, che si tenne il Secondo congresso continentale, il 2 luglio 1776 a sessione chiusa, in cui venne approvata una risoluzione d’indipendenza dalla Gran Bretagna sotto proposta di Richard Henry Lee. La risoluzione ebbe larghissima adesione da parte del Congresso, che la tramutò immediatamente in una vera e propria Dichiarazione d’Indipendenza, per spiegare in un documento ufficiale i motivi che avevano condotto a questa decisione finale. Il documento in questione venne stilato dalla Commissione dei Cinque, incaricata di preparare un bozza della Dichiarazione già dal precedente 11 giugno del 1776. Questa commissione era composta da cinque illustri personaggi dell’epoca: John Adams del Massachusetts, Benjamin Franklin della Pennsylvania, Thomas Jefferson della Virginia, Robert R. Livingston di New York e Roger Sherman del Connecticut. Non è ben chiaro se si tratti di leggenda o di realtà, ma si dice che l’autore principale della Dichiarazione di Indipendenza fu prettamente Jefferson. Una volta stilato e revisionato il documento, questo venne approvato dal Congresso proprio il 4 luglio 1776; data durante la quale venne mostrata pubblicamente la Dichiarazione intesa come documento, un giorno che nel tempo si è confuso fra il mito e la realtà, ma che comunque non ha tolto nulla alla solennità dell’evento.
Questa presa di posizione da parte delle 13 colonie non aggradò particolarmente al governo di Londra, poiché si stava per perdere un avamposto commerciale prezioso e molto ricco, il che confluì in una guerra civile, la Guerra d’Indipendenza Americana. L’esercito americano, guidato da George Washington, vinse contro gli Inglesi solo qualche anno più tardi, nel 1781, anche se per attendere l’indipendenza definitiva si dovrà aspettare il 1783, con il Trattato di Versailles. Ad ogni modo, dal 1776 in poi, il 4 luglio è la festa nazionale per eccellenza, in cui tutti gli Americani seguono un rituale preciso che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grandi città. Gli uffici federali, le poste e le banche restano chiusi per questa ricorrenza, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto, vengono sparati tanti colpi di pistola quanti sono gli Stati appartenenti agli Usa; realizzando il saluto militare, il cosiddetto “Salute to the Union”, che ricorda le primissime celebrazioni dell’independence Day del 1777, quando vennero sparati 13 colpi di pistola, una volta al mattino ed un’altra al tramonto a Bristol, nel Rhode Island. Grande attesa anche per i fuochi d’artificio serali che illuminano tutte le città americane dove, seguendo le note dell’inno americano “The Star-Spangled Banner”, partono le batterie luminose fra i canti commossi intonati con la mano sul cuore.

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